Last Drink (Racconto)

Il ragazzo si avvicinò al bar. La vetrina ingentilita da una delicata tonalità azzurra lo aveva incuriosito, mentre la brezza marina gli scomponeva irriverentemente la frangia spiovente sul viso pallido e provato dal viaggio.
Le onde facevano la voce grossa a distanza per poi perdersi nella notte silenziosa. In giro nemmeno un’anima, le località balneari d’inverno sono un mortorio e sembra quasi abbattersi un rigido coprifuoco quando le tenebre si presentano a reclamare ciò che appartiene loro di diritto, divorando cieli e terre non tutelate da un’adeguata illuminazione artificiale.
Il ragazzo esitò, entrò, si guardò intorno, sorrise ai presenti e si avviò verso il lungo e imponente bancone di legno.
I presenti erano tre diciottenni a un tavolo che si annoiavano a vicenda raccontandosi le solite storie inventate e un uomo sulla cinquantina, chino su uno sgabello, che per quella sera aveva preferito la compagnia di una bottiglia. Quella sera come tante altre.
Il chiacchiericcio dei tre giovani cessò all’improvviso. Quando arriva un forestiero, bisogna fissarlo, studiarlo, farlo sentire il meno possibile a suo agio, ma il ragazzo non ci fece caso e, mantenendo un’aria rilassata e pacifica, finì al cospetto del barman.
Il ragazzo indossava abiti strani: un look anomalo, antico, come antichi erano anche i suoi modi e il suo taglio di capelli. I suoi quasi coetanei sempre alla moda, non poterono far a meno di notarlo, quindi commentarono tra loro qualcosa. Era pur sempre un diversivo.
Il ragazzo non se ne curò, si rivolse al cyborg dietro al banco: “Buonasera, potrei avere un chinotto?”.
L’uomo meccanico, impegnato con un paio di bicchieri vuoti, ricambiò il saluto, poi un silenzio ronzante lasciò intendere che il suo cervello elettronico stava elaborando la richiesta.
“Chinotto? Prego ripetere.” La voce era naturale e morbida, questa serie era davvero strabiliante.
Il ragazzo lo chiese in tutti i modi: scandendo bene le lettere, facendo spelling, digitando sulla tastiera wireless che il volenteroso robot gli mise a disposizione, ma niente.
“Questo tipo di bevanda, non è presente nel database, bevanda sconosciuta.” Sentenziò alla fine con una punta di dispiacere al silicio.
Il ragazzo si accigliò, mentre i presenti, sempre più incuriositi, cercavano di cogliere tutta la discussione.
Non ci fu però molto altro da cogliere, capito che la richiesta non era soddisfabile, il ragazzo dagli strani abiti ringraziò, salutò con la stessa cordialità manifestata poco prima e uscì.
Fece due passi fino a raggiungere il suo mezzo, ben celato da occhi indiscreti, quindi stilò il consueto rapporto con il terminale di bordo, prima di riprendere la strada di casa.

“Rapporto 2134, agente Crono-341: Nell’anno 2464 il chinotto è scomparso del tutto. Ultima sua apparizione: anno 2325. Appunti: organizzare altre missioni per monitorare la situazione ed evitare che questo possa accadere”.

Poi un lampo e il veicolo scomparve, inghiottito dal buio e da chissà quale spirale del tempo.

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